Viaggio per capire

Bibiana buongiorno, nella mia improvvisa vita sto viaggiando sulla freccia d’ argento verso

Caserta, tornerò ancora oggi a bordo di un furgone carico di strumenti legnosi (armonium

a pedali, contrabbasso ecc…)

Sto usando con gioia questo bel tempo per scrivere di ieri, puoi completare lo scritto con

quello che ho dimenticato!

Dalle 15 sono di nuovo in viaggio sulla classica Roma, Firenze, Bologna, Verona, Trento..

Se per qualsiasi caso ti trovassi sulla strada…. fammelo sapere,

stai bene..

C.

Titolo:

Per capire…

piccola opera per due voci ed una coscienza.

Ho ascoltato nella notte la tua voce, le immagini, l’insieme.

Ho sentito molta musica nelle parole, molti armonici, ho ascoltato quello che non si sente

subito.

Nel testo i significati scorrono ed il suono è completo, la musica è la stessa voce, sussurra

una percezione dolcissima e crudele, per comprenderne le melodie serve un’intera vita.

Non reciti, sembra invece di parlare con te, imparo la tua dinamica morbida.

Ho necessità di stare vicino alla luce senza essere visto.

Immagino il silenzio della neve, poi il suono delicato e leggero della pioggia fine!

Questo pensiero mi piace, le gocce vestono, accompagnano, allargano l’ambiente intorno

alla voce.

Il suono, percorre la terra fino a ritornare nello spazio in un percorso inverso.

Le emozioni volano dentro…bagnano i tuoi capelli bianchi…galleggiano nella tua stessa

bocca…

L’immagine si allarga, capisco che questa pioggia non viene dal cielo..

E” un lago immenso e buio, dentro la pancia della madre che è la terra.

Le parole sono diamanti che lo stesso minatore confonde con le stelle.

La pioggia, scivolando dai fiori, dall’ ‘insalata, scende dentro e dentro ancora per cadere

senza peso nel grembo.

Ascolta e immagina Bibiana questo ”senza peso che cade “, qui nasce quello che cerco!

Non è necessario capire analizzare programmare.. come dici è vitale essere attraversati!

Questa definizione è spettacolare!

Non è buio

Non è freddo

Non è dolore o quiete

I significati galleggiano’ e a volte baciano le ossa

Penso al vento, alle radici che spingono e sorreggono, alle foglie che sbattono, al canto

femminile del deserto.

La musica è quello che rimane

Sento l’aria della notte salire,

cancello la mente,

cambio posizione..

ora sono un uomo che ascolta e basta..

Non è facile accorgersi di tutto!

Il testo è pieno, un’armata emotiva si muove compatta, non riesco a vedere i dettagli ma

l”” “”intera forma, non gli stemmi, i colori delle divise, i visi dei soldati od altro, solo

massa!

Percepisco la potenza fluida ma mi incanto sulle frasi o parole perdendo il resto…alla fine

rimango senza sostegno e non so che fare.. in coscienza non si può riascoltare… la

medicina è una melodia poetica, qualcosa di estremamente chiaro, non banale.

Cosi il pianoforte forma un piccolo sentiero, dove senza esistere possiamo vivere…e

ritornare a casa (ricordi la melodia?

Abbiamo parlato dell’a bellezza del fango

Della sterilità della perfezione.

Ti ho raccontato di quello che non esce…da me

Ho sentito bene di come per te sia diverso

Abbiamo riso

Inoltre ti ho chiesto di scambiarci la musica ed libri a mano, come si fa con i bambini,

senza spedire!

Ti ho parlato di tutto quello che ho sentito e cosi hai fatto tu

Mi hai detto di non sentire il possesso

Abbiamo parlato del potere della femminilità

Abbiamo parlato del corpo

Ti ho raccontato dei miei “esercizi”

Ma non di come la pioggia suoni ogni pelle in maniera diversa

ci sarà occasione!